Chi di voi ha visto ieri sera la puntata di "Presa diretta"? Bel programma. Ben fatto anche se parte sempre prendendo le posizioni di qualcuno. Risulta a volte poco obiettivo, ma è pur sempre piacevole e soprattutto, prende le parti di chi fa tanta fatica a farsi sentire e trova in questi programmi una valvola di sfogo e visibilità.

Ieri sera la puntata si intitolava "Generazione sfruttata". Si dice che i nati fra il 75 ed il 90 (ovvero chi attualmente è in età lavorativa da poco o sta all’interno del percorso di studi universitari), hanno l’unica certezza di non avere futuro.

Un po’ la concorrenza delle economie in via di sviluppo che impone maggiore produttività, vuoi un po’ perché in Italia in ricerca e sviluppo (una cosa che possa far aumentare la produttività procapite) si spendono pochi spicci l’anno, sembra che l’unico modo per essere competitivi è abbassare il costo del lavoro, essere flessibili negli orari, nelle paghe, negli straordinari… Insomma, come sempre in Italia, i nostri industriali si dimostrano degli incapaci cronici (ivi compresi palazzinari presidenti del consiglio) e quelli che devono pagare i debiti (ma anche le piscine) altrui sono i lavoratori.

Non sto qui a rifare tutti i discorsi del servizio di ieri. Cose ormai tragicamente banali per tutti. Voglio solo dire una cosa, piccola, dopo mesi che non scrivo sul blog: voglio dare la colpa di tutto questo alla generazione dei nostri genitori. Quelli che nel servizio spesso erano associati ad un "meno male che i miei mi aiutano". Illusi! I tuoi di hanno condannato, crescendo come quella generazione che faceva il doppio lavoro, ma uno in nero, "…perché mica posso essere dipendente $Metti_Qui_Ente_Pubblico_A_Caso e fare anche $vero_lavoro…". Una generazione che militava nei pariti perché "…poi $politico mi da il posto…".

La stessa generazione che non veniva assunta, promossa, licenziata o messa in cassa integrazione. Ma prendeva o perdeva il posto. Sono loro che hanno umiliato il concetto di lavoro a mero spazio vitale (spesso inanimato).

Ma la beffa più grande è che dopo essersi mangiate le risorse che sarebbero servite a noi per diventare cittadini di questo mondo, oggi la stessa generazione è quella che decide se, come, quando e per quanto tempo noi potremo lavorare, guadagnare o morire di fame.

Ci hanno fatto terra bruciata intorno, allontanandoci da un futuro che poteva essere "da vivere" e che invece è da farci passare addosso. Si sono mangiati tutto quello che potevano e le briciole che oggi ci danno li chiamiamo "aiuti indispensabili". Ed ancora oggi queste persone dispongono di noi e non fanno altro che soffocarci ed impedirci di fare il nostro destino.

Un messaggio a loro: avete rotto i coglioni.

Nota Bene: anch’io avevo un padre ed ho una madre. Fra l’altro nessuno dei due è di quelli che hanno fatto soldi facili facendo il dipendente comunale nulla facente. Questo post non è rivolto a tizio o caio, ma a una categoria di persone che, adulte negli anni 80, hanno impedito a chi in quel tempo nasceva, di poter ripetere il decimo di quello che hann fatto loro.

2 thoughts on “Repubblica democratica fondata sul paraculismo

  1. Davide, permettimi di dissentire: è colpa nostra.
    Siamo noi (anche se ho qualche anno più di te) che dobbiamo assumerci la responsabilità di percorrere nuove strade, non c'è organizzazione che possa resistere quando una forza è compatta e decisa nel riprendere quel cammino democratico e civile che si è interrotto verso la metà degli anni Ottanta.
    Questo, a mio modesto parere, è il problema: avere poca chiarezza di che cosa significhi vivere in una Repubblica; avere una sottocultura che pone la sopraffazione al vertice della scala sociale; avere una scarsa voglia di impegnarsi a fondo, sudando davvero, affinché le condizioni possano cambiare.
    Non è un discorso politico o politicizzante, è la triste considerazione di chi sa che, continuando così, le piccole isole di civiltà che molti di noi rappresentano sono destinate a essere invase, inquinate e cancellate.
    Ma la colpa, è nostra, come potrebbero diventarlo i meriti se riuscissimo a restituire alla nostra nazione ed al nostro Paese, cioé a noi tutti, quegli elementi che ne hanno permesso la nascita e la crescita.
    Con sincera stima,

  2. Non so se la colpa è nostra che forse non facciamo abbastanza per alzare la testa ed imporre idee e volontà, oppure se è colpa delle generazioni precedenti che hanno raschiato il barile e che per paura che ora possa essere la nostra generazione a prendere le decisioni facciano di tutto per tarparci le ali.
    Di certo è un bel concorso di colpa, ma di sicuro, ormai, gli unici che si trovano la strada aperta (a metà) sono quelli tra noi che accettano questo sistema, quelli che sono "porta-borse" nell'animo. Agli altri si profila solo la difficoltà di raggiungere la susistenza. Le uniche alternative sembrano davvero le fughe all'Estero alla ricerca di un posto di lavoro retribuito appena il giusto.
    Qui alla fine rimane solo un sistema che sfrutta il lavoratore, costringe alla creazione di microimprese (che spesso sono solo lavoratori dipendenti sotto mentite spoglie) e tutto questo per continuare una politica macroeconomica nata con gli Agnelli, i De Benedetti ed i Cuccia, dove l'impresa ricca è l'impresa che non spende, anche se non guadagna. Un'intera economia basata sul risparmio a scapito della ricerca (pubblica e privata) che va avanti da almeno trent'anni, affiancato ad un metodo assurdo nella pubblica amministrazione che prevedeva negli anni '70 ed '80 assunzioni in massa per abbattere le soglie di disoccupazione. Risultato? Un comparto privato debole ed un comparto pubblico con personale con incarichi doppione.
    Su una cosa sono daccordo con Davide: la generazione che c'ha preceduto è stata abituata all'idea del posto fisso nell'amministrazione pubblica, il sogno del posto al comune, vivo ancora oggi in tante amministrazioni locali soggetti a veri casi di nepotismo allargato ad amanti ed amici, e non c'è da scomodare le organizzazioni criminali: ormai viviamo in una nazione dove tutti ragionano come un'associazione di muto soccorso, come una Mafia.

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