E dopo aver rimandato per parecchio tempo causa mancanza fine settimana profiquo, un paio di weekend fa sono riuscito ad installare Mac OS X Leopard tramite l'upgrade DVD fornito con il MacBook acquistato prima di Natale.
L'upgrade è durato poco più di un'ora. Forse favorito dal fatto che non ho una grande quantità di dati salvati nel sistema è stato tutto abbastanza indolore e lo spazio occupato sul disco rigido è rimasto pressochè invariato.
Subito dopo l'upgrade ho provveduto ad un aggiornamento alle ultime versioni dei programmi, scaricati direttamente tramite il gestore aggiornamenti del sistema. Diverse centinaia di mega scaricate in poco tempo. Anche in questo caso tutto è andato per il verso giusto, se si esclude un piccolo crash di Finder, subito ripianato killando e riavviando il processo.
E proprio da quest'ultimo spunto posso fare la prima considerazione sui sistemi operativi di casa Apple. Che i programmi non vadano mai in crash è una mera leggenda. La grande differenza sta nel fatto che un crash di un programma non provoca singhiozzamenti del sistema. Mai si nota un uso eccessivo di CPU e memoria di sistema. Il programma che va in tilt momentaneo va chiuso e riavviato e tutto ritorna come prima.
La stessa cosa che avviene su sistemi Linux. Mai ho avuto problemi di sistema legati ad un unico pacchetto che si comporta stranamente. E questo mi porta a dire che non può essere una mera questione di hardware maggiormente performante nei computer Apple.
Ma andiamo ora alle differenze d'uso e gestione più rilevanti fra Tiger e Leopard.
L'avvio
Il boot è sicuramente più lento. Il tempo d'avvio di Tiger sul mio MacBook (processione Intel a 2.16ghz con 2GB di RAM) spesso non superava i 20 secondi. Un vero e proprio record. Nessun sistema desktop mi è mai risultato tanto veloce in avvio. Con Leopard le cose sono peggiorate. Si è passati ad una trentina di secondi. Resta sempre il boot più veloce a cui abbia mai assistito, ma si è perso in prestazioni un 50% abbondante e non è cosa da poco.
Una volta avviato però il sistema risponde senza troppa timidezza. L'avvio dei programmi e delle finestre è sempre scattante e non noto ad occhio nessun rallentamento.
Il Dock
E' rimasto pressochè invariato se si fa eccezione per lo stile tridimensionale.
Utile, anche se non fondamentale, la possibilità di aprire ad albero le sottodirectory dei collegamenti al Finder inclusi nel Dock. Aiuta a non dover inserire più collegamenti a sottodirectory della stessa cartella, potendo scegliere di inserire solo la directory madre ed avere a portata di mano tutto il contenuto con un click.

A prima vista sembra una figata inutile, ma a dover organizzare il Dock si finisce col pensare come aggregare tutti i propri documenti in sottocartelle di un'unica directory per poi accedervi facilmente aprendo un'unica finestra del finder per accedere ai file.
Finder - Cover Flow la vera novità
Finder è stato riveduto e corretto per essere più logico e vicini ad un organizer, piuttosto che un mero visualizzatore di finestre. La riorganizzazione della barra laterale permette di spostarsi meglio fra i vari contenuti. Ed in basso sono sempre presenti i dati recenti per un facile accesso ai documenti più utilizzati. In definitiva una cronologia sempre sotto mano!

La vera novità è tutta grafica e prende il nome di Cover-Flow. Una nuova opzione vista di Finder permette di visualizzare un'anteprima rapida dei file contenuti nella directory. Molto utile per le cartelle con foto e video. Praticamente inutile se si sfogliano documenti diversi.
La creazione delle anteprime non è immediata. Soprattutto se la directory che si sta sfogliano ha una grossa quantità di file, ci vorrà qualche secondo affinchè tutte le anteprime vengano correttamente generate. Ottima è la possibilità di avviare in anteprima i filmati senza bisogno di aprirli nel lettore predefinito.
Spaces
Una sola parola: finalmente! Davvero non so come abbiamo fatto in tutti questi anni gli utenti Mac a vivere senza una minima gestione dei desktop virtuali (e mi chiedo come facciano i Win-users).
Coordinando Exposé con Spaces, passare da un desktop all'altro è molto facile. E' anche possibile switchare il destkop con una combinazione di tasti. Predefinito CTRL+Freccia direzionale.
Dalle preferenze di spaces è possibile impostare il numero di desktop da utilizzare e decidere se determinate applicazioni debbano essere sempre aperte in uno spazio predefinito.
Niente male, ma secondo me c'è ancora molto da lavorarci. Ad oggi è impossibile (o almeno io non ci sono riuscito) spostare una finestra da un desktop all'altro. Con FVWM basta trascinare le finestre in direzione del desktop virtuale target. Qui invece sembra impossibile. Cosa molto fastidiosa se si vuole aprire la propria home tramite il collegamento sul dock in due desktop differenti.
Front Row
Sicuramente l'applicazione che uso di meno. Lo trovo molto interessante solo per il collegamento veloce con l'iTunes Store che mi permette di vedere degli ottimi trailer.
E' cambiato molto visivamente, anche se nelle funzionalità è pressochè invariato. Una cosa però mi ha colpito positivamente. Le quattro macroaree da selezionare all'avvio lasciano spazio a categorie di contenuti più flessibili, ed è subito disponibile un menu contestuale sulla destra. Sembra cosa da niente, ma in questo modo è stato eliminato un click, un passaggio. Adesso l'uso risulta più veloce e c'è meno da cercare per ricordarsi che quello slideshow lo abbiamo salvato in iPhoto o iMovie.
Conclusioni
C'è molto altro di nuovo. Alcune caratteristiche sono più rilevanti di altre, ma in definitiva, come spesso avviene in casa Apple, si è evitato di stravolgere il sistema, preferendo implementare nuove buone funzionalità.
Inevitabile andare incontro ad un sistema che di base sembra più pesante del precedente, ma su un buon 2,16GB con processore Intel e 2ghz di RAM, non si sente la mancanza della tecnologia Santa Rosa.











