Aprì la partita IVA nel lontano 2008 (o forse 2007? Devo ricontrollare). E non l’ho fatto perché un datore di lavoro occulto mi ha detto una frase del tipo:

“Sai, non ti posso assumere, ma se apri partita IVA mi fatturi lo stipendio…”

Io l’ho fatto perché il lavoro che avevo (da 5 anni) mi stava stretto e non mi sono voluto accontentare di “poco a basso valore aggiunto, ma più o meno sicuro”. Io ho voluto rischiare tutto. Ho passato due anni a fare doppio lavoro (dipendente ed autonomo). Ho costruito le basi e dopo ho deciso di dedicarmi anima e corpo a quello che mi piaceva fare. È stata una mia opinabile e discutibile scelta personale, ma è stata mia. Ho potuto decidere sapendo che rischiavo.

Oggi posso dire che ho sbagliato! E spero che nessuno ripeta il mio errore. Cari potenziali freelance, leggete questi calcoli (approssimativi, ma realistici). Ipotizzerò una finta partita IVA per il solo fatto che ha incassi regolari e costanti. Nel mio mondo da vera partita IVA la cosa è molto più complicata.

Ipotesi di partenza:

  • Hai 28 anni.
  • Sei laureato.
  • Hai in banca un saldo attivo di € 8.000 (guadagnati in nero nei bar d’estate, facendo volantinaggio, risparmiando su tutto).

Decidi di aprire la partita IVA e per il 2015:

  • Fatturerai una media di € 2.500 + IVA al mese (€ 30.000 annui).
  • Emetterai fattura ogni 14 del mese.
  • Incasserai ogni 20 del mese.
  • A dicembre 2016 incasserai l’ultima fattura.
  • Il 21 Dicembre 2016 chiuderai la partita IVA.

Costi (immutati nel biennio 2015 – 2016):

  • Hai una stanza (col cazzo che ti puoi permettere un appartamento) in affitto e paghi € 400 + € 100 di spese condominiali.
  • Hai un contratto telefonico con pagamenti mensili di € 80 + IVA (internet, telefono fisso, chiamate da cellulare e connessione in mobilità).
  • Mediamente, altre € 50 + IVA sono costi deducibili fiscalmente per l’attività professionale (pranzi, benzina, manuali).

Imposte, tasse e contributi:

  • IRPEF.
  • IVA 22%.
  • INPS (non hai cassa previdenziale e ti iscrivi alla famigerata gestione separata – separata da quelli che avranno la pensione).
  • Aliquote vigenti al 2014 (simulazione con tassi inferiori a quelli già previsti).

Volutamente (per semplicità e per non deprimerci troppo) non si calcoleranno:

  • Anticipi IRPER.
  • TASI (stai in affitto e per scaricarlo ti serve un contratto registrato, quindi la pagherai).
  • Qualsiasi altra imposizione fiscale non citata nell’elenco precedente.
  • Spese umane (mica sei solo una P.IVA. Mangi, caghi, pisci, ti vesti, rompi cose che dovrai ricomprare, forse dovresti pure avere una macchina per fare il freelance).
  • Costi accessori alla P.IVA (farsi la dichiarazione dei redditi da solo è pura utopia in Italia, dovrai pagare un commercialista come minimo).

Situazione personale:

  • Hai una nonna, ma con la pensione a € 400 al mese, oltre tanti baci ed abbracci non può andare.
  • La tua famiglia ti aiuta come può, ma magari sono esodati made in Fornero.
  • Non compri i gratta&vinci, non te lo puoi permettere e un po’ ti stanno sulle palle.

Secondo i nuovi parametri, sei una partita IVA ordinaria. Applicando la simulazione (che si capisce difetta di molte voci passive) su un foglio di calcolo, in due anni si passa da un saldo di € 8.000 al 01 Gennaio 2015 ad uno di € 16.134,22 al 21 Dicembre 2016. Con un credito di imposta di € 5.864,15.

Forzando ancora la simulazione, ipotizziamo che pagherai solo la competenza, ma non gli anticipo. Il tuo saldo di C/C sarà quindi (€ 29.334,22 + € 5.864,15) = € 35.018,37. Senza dimenticare che 8K sono soldi che hai risparmiato in vari modi. Quindi il saldo reale dell’attività è positivo per € 27.818,37. Ovvero € 1.125,77 al mese per 24 mesi.

Come può una cifra del genere ripagare del rischio di impresa un ragazzo di 28/30 anni? Come si fa a pagare le addizionali, il commercialista. Come si può pensare all’acquisti di un portatile, un tablet (che per un freelance è fondamentale avere)?

Cari potenziali freelance, non dimenticate che per fatturare 30K l’anno dovete trovarvi nel posto giusto, perché il mercato, in mano dirigenti a tempo indeterminato, prevede che dobbiate stare sul posto, altrimenti nisba.

Magari ci campate pure con mille euro, ma a patto che non vi venga in mente di metter su famiglia, voler comprare una casa, ma anche una macchina diventa di difficile gestione.

Vi rimangono giusto i soldi per i preservativi. Perché fare un figlio non se ne parla proprio. Immaginate una coppia a partita IVA? Anche ipotizzando entrambi a 30K annui, dopo tre minuti dalla notizia del lieto evento lei se ne torna a casa con un contratto rescisso e tu, uomo, sei il lavoratore più ricattabile del momento pur sapendo che comunque non ce la potrete fare da soli.

Volendo vivere solo per lavorare tutta la vita, in una stanza in affitto (un po’ come il personaggio di Carlo Verdone in “La grande bellezza”) entrando in un loop bastardo per cui devi lavorare solo per mantenerti il lavoro e la sopravvivenza, allora è il tuo momento. Se invece ti ricordi di avere una dignità, beh, non fare il mio stesso errore. Io ci credevo e sbagliavo.

I calcoli sono tutti in questo foglio di calcolo (Open Office ODS che io i soldi per la licenza MS Excel non ce li ho…).

PS: non sono un commercialista (ma ne ho uno bravissimo che tante volte legalmente mi ha salvato il culo). I calcoli presentati sono irreali, ma al tempo stesso realistici. Ho solo rivisto tutti gli F24 che mi manda ed ho fatto i calcoli attenendomi alle aliquote IRPEF, IVA etc indicati nei siti degli enti preposti all’incasso. Chiunque li voglia correggere, migliorare, rivedere è pregato di condividere a sua volta i suoi risultati. Sarà mia cura aggiornare il post con ogni correzione necessaria.

PPS: qualunque pentastellato che voglia usare la critica qui presente per far caciara sappia che il vedere la politica ridotta a quattro maldestri incompetenti parlamentari che si lanciano come ragazzini sui banchi del governo, fa tristezza e deprime quei tanti che vorrebbero vedere fatti e non casino (che come risultato ha solo più click al sito di Grillo).

PPPS: se ho scritto questo sproloquio dopo una vita di silenzio è perché mi piacerebbe che le cose cambiassero per tutti in meglio.

Buon anno a tutti.

Yesterday I read a sad tweet about explot-db.com and backtrack-linux.org

I don’t want to discuss about adsense’s “hacking and cracking policies”. I just want to explain why, in my opinion, this decision is wrong, dangerous for any organization and company and should increase the coasts of any information security related work.

Exploit-db and backtrack-linux (kali.org since some time) are two of the best exploits repository in the world. Of course people can use these informations to provide malicious activities, but there’s many people that use them to avoid and prevent malicious activities. Using the latest available exploit, it’s possible to develop IPS signature, configure a SIEM without wait for some vendor update…

Every morning, a security analist make a search on exploit-db database to know if new risks are in the wild. Every day many security analists (at least, I think so) work on exploit-db to verify, categorize and finally, share dozens of exploit. This make the information security more efficient at a cheaper price. If these projects will lost adsense support definitively, the minus gain will forward the informations shared for free, in a background market where only some black hat will be able to gain money by selling and buying this kind of knowledge.

Google isn’t a government agency and may choose to do business with those who want to, but since its core business is “our web browsing” the best choice should be improve the security web browsing by finance projects like these. Maybe someone in Google think “ignorance is bliss“, IMHO “ignorance is shit“.

Un altro anno è finito e di solito non faccio bilanci. Per quelle robe ho un ottimo commercialista pronto a darmi qualsivoglia dispiacere fiscale. Una cosa sicuramente la farò prima che finisca il 2013: ascolterò cosa ha da dire il Presidente della Repubblica.

Lo farò in parte perché lo faccio sempre e le tradizioni mi danno tranquillità. Lo farò perché voglio ascoltare cosa dice. Lo farò per poter dire dopo cosa ne penso.

Non è detto che sarò d’accordo, ma non è detto nemmeno il contrario. Starò ad ascoltare, in silenzio, davanti il televisore, le parole di una persona che controvoglia non ha potuto lasciare una poltrona scomodissima, che lui stesso voleva lasciare.

Non boicotterò il discorso del Presidente, ma altrettanto non inviterò nessuno a vederlo. Siamo Italiani e sappiamo cosa succede ogni anno prima del cenone. Ognuno scelga cosa fare, dove stare, chi ascoltare. Ma mi piacerebbe si evitassero boicottaggi del pensiero.

Ognuno di noi può e deve difendere un’inevitabile libertà che subiamo minuto per minuto: la diversità. Siamo liberi perché godiamo delle nostre diversità in un mondo in cui anche gli altri possono. Anche le diversità hanno un limite di accettazione: la libertà altrui. Diversità e libertà sono complementari, ma allo stesso tempo uno conseguenza dell’altro.

La riduzione in classi omogenee (chi boicotta, chi non boicotta, chi aderisce e chi vorrebbe impedire…) sono solo nostre esemplificazioni logiche, perché è molto più facile raggruppare le differenze in insiemi che sono solo una nostra trasposizione.

Non vedrò in diretta il discorso di Grillo, nonostante l’advertising in stile serata danzante

beppegrillo.it

Lo vedrò sicuramente (ma quanto è bella l’asincronia…), perché sono curioso di sapere cosa ha da dire, da proporre. Purtroppo so già che valuterò il tutto con una inevitabile velatura di pregiudizio, verso chi promuove iniziative “contro“. Valuterò il tutto con il pregiudizio di chi lo ha preso in considerazione in un certo momento, ma poi ne ha letto l’irrealizzabile programma (dove li trovi 32 Miliardi di Euro l’anno per il reddito di cittadinanza non è ancora chiaro, visti che i risparmi proposti sono tagli che creano disponibilità una tantum).

Lo guarderò e non mi dimenticherò mai che lui propose non più di due mandati a persona in parlamento. Una di quelle proposte che oggi trova tutti d’accordo, ma al tempo di un certo Enrico Berlinguer avrebbe fatto rabbrividire. Fossimo mai capaci di far arrivare i più bravi politici a fare politica, li licenziamo dopo due mandati?

Di solito non pagano troppo le politiche punitive, soprattutto quando vanno a colpire un innocente. È lo stesso discorso del coprifuoco in tempo di guerra: si parte dal presupposto che tutti sono delinquenti, quindi la notte, quando il controllo è più difficile, si costringe la gente a non uscire. Il valore dell’onestà in questo modo viene azzerato. Non c’è più bisogno di essere delle persone per bene, perché la società in cui vivi ti considera delinquente prima di tutto.

Io non ragionerò mai così. Sono diverso :-) . Preferisco di gran lunga che tutti siano messi in condizione di informarsi, di conoscere le idee altrui, soprattutto quando sono diverse e contrarie. Come fai a essere in disaccordo con qualcuno che non vuoi ascoltare?

Buon anno.

Sono tempi duri e su questo non ci piove. L’economia arranca, non sembra sia ancora riuscito l'”aggancio alla ripresa” (che non capisco che vuol dire…), la disoccupazione aumenta e per tutta risposta, il governo decide di tassare in maniera spropositata uno dei pochissimi settori di sviluppo (seppur in gran parte solo commerciale): quello delle sigarette elettroniche.

Io stesso ne sono consumatore e, senza essere Veronesi, mi sono accorto dei benefici, senza mai dimenticare gli inevitabili danni. Respiro meglio, sono più resistente agli sforzi prolungati, sono meno dipendente dalla sigaretta in genere.

Prima di approcciarmi alla sigaretta elettronica, per me era un dramma rimanere con solo tre sigarette. Non mi vergogno a confessare che diventavo quasi isterico, fin quando non trovavo un tabacchino. Ero una persona pessima, assolutamente folle. Schiava di un vizio che di fatto ho ancora, ma riesco a controllare. Dimenticare la sigaretta elettronica non è un dramma. Posso aspettare. Il solo fatto di dimenticarla è una novità.

Altro fatto non indifferente è che prima spendevo un minimo di 140 Euro al mese in sigarette (fumavo a prezzo contenuto). Sono 1680 Euro l’anno. Più di un mese di stipendio letteralmente fumato. Oggi compro due boccette di liquido al mese al prezzo di 10 Euro l’una (prodotto in Italia da aziende italiane) e non più di 5 Euro medie al mese di consumabili vari. Sommati ai kit comprati per un totale di 120 Euro, fanno 420 Euro. Ma visto che sono ragioniere dentro ed ho comprato due kit che userò solo nel 2014 (proprio a causa dell’aumento previsto dal primo gennaio…), posso detrarre 70 Euro di competenza. Passando ad un totale per il 2013 di 350 Euro. Ovvero quasi l’80% di risparmio con parte del guadagno che va ad alimentare le aziende italiane produttrici di liquidi.

Partiamo da alcuni presupposti (personali e generali):

  • Sono perfettamente consapevole che fumare è una cosa da mentecatti, ma a 14 lo ero e la dipendenza ha fatto il resto.
  • Sono conscio del fatto che inalare nicotina fa male sia svapando che fumando, ma con la sigaretta elettronica elimino il catrame e gli effetti della combustione.
  • Sono favorevole a qualsiasi restrizione per l’uso nei luoghi pubblici. Il vapore non uccide nessuno, ma il gesto di fumare in un locale pubblico è bene che sia considerato sconveniente.

Qualcuno sano di mente, ha idea del perché abbiano deciso di tassare finanche il laccetto per legarsi al collo la e-sigaretta, come fosse una nazionale senza filtro?

Avrei potuto capire la tassazione a regime di deposito fiscale per i soli liquidi. Brutta mazzata, ma il settore in se si sarebbe potuto riorganizzare. Tanto più che questo e solo questo avrebbe garantito un reale incasso erariale. L’accessoristica indispensabile per i liquidi avrebbe mantenuto lo stesso prezzo. Ora invece no. Si è imposta una barriera all’entrata per i potenziali clienti.

E’ già dura dover investire una cifra di circa 50 Euro. Prezzo medio di un kit completo (ma non è statistica di settore, solo mia valutazione parziale). Il fumatore spende tanti soldi, ma poco alla volta. Lo svapatore invece ha un costo iniziale, ma una frequenza d’acquisto molto più bassa del fumatore (anche per questo secondo me è più facile smettere di fumare e disabituarsi alla cosa).

Innalzare la barriera vuol dire voler colpire il settore in quanto tale. Il provvedimento non ha la ratio di incassare nell’unico settore che qualcosa di buono aveva fatto. Chi ha imposto la cosa non lo ha fatto per arraffare qualcosa, ma per demolire un interno comparto.

A conti fatti, da parte mia, un aumento del 60% dei prezzi mi porterebbe ad una spesa di 560 Euro l’anno. Una bella differenza, che comunque rimane di molto sotto al costo di un anno di sigarette di scarso livello. La salute finora non ne risente, anzi ne ha tratto beneficio (non sono un medico, sono un fumatore ventennale che non ha più la tosse di prima). E riuscire a smettere completamente è cosa meno lontana di ieri.

My 2 cents

Forse oggi, forse domani, la camera voterà la fiducia alla legge di stabilità. “Tagliare i costi della politica!” è questo il monito che ormai da troppo tempo si sente in giro. Poi, che i costi della politica rappresentino un infinitesimo di un intero sistema economico che è marcio per colpa della cattiva imprenditoria, sembra essere un concetto assai relativo.

Tutti sappiamo che la politica in Italia costa troppo. Ma non è quello il reale problema. I costi della politica sono la conseguenza del sistema economico che non vuole politici capaci. La prova sta nella composizione del parlamento e dei pariti:

  • Partito Democratico: la tessera n. 1 è di De Benedetti che fa politica in funzione della sua attività imprenditoriale.
  • Forza Italia: un altro imprenditore che f ai suoi interessi.
  • M5S: un ex attore trombato dai politici di cui sopra che ha solo voglia di fare caciare e far parlare di sè. Di fatto anche lui è un imprenditore, visto che tutto quello che pubblica è ben condito da annunci pubblicitari.

C’è qualcosa di male? No, se fai il tuo lavoro (ovvero fai politica). , se crei un apparato funzionale al tuo lavoro, ma che di base dovrebbe servire ad altro.

Succede così che, giusto per far caciare, Liberoquotidiano.it (testata vicina a Forza Italia) pubblica un articolo dal titolo La Serracchiani a Ballarò a scrocco sull’aereo di Stato. Articolo subito ripreso e riproposto da un magazine online vicino alle idee di Grillo e di proprietà della Casaleggio Associati: Il Movimento 5 Stelle smaschera la Serracchiani. L’unica differenza fra i due articoli è che ognuno cerca di dare il merito della notizia alla propria parte politica, per il resto dicono la stessa stronzata.

La Serracchiani è stata invitata al programma Rai Ballarò (televisione pubblica, soldi pubblici). Nello stesso giorno, qualche ora prima del programma (che va in onda in diretta da Roma), era prevista una riunione con il presidente del Consiglio in Friuli.

Si consideri che se si viene invitati ad un programma (ma a qualsiasi generica trasferta lavorativa o assimilabile) i costi di viaggio di solito li paga chi invita. Nel nostro caso la Rai, un azienda pubblica che paga i fornitori con soldi pubblici. Ciò vuol dire che la Serracchiani a Ballarò ci poteva costare due biglietti aerei di andata e ritorno.

A questo punto succede la cosa più normale del mondo: dato che Letta rientrerà a Roma in un orario compatibile con la partecipazione della Serracchiani a Ballarò le dice “Ma dai, ti do io uno strappo a Roma che c’ho il volo di Stato pronto“. Chi lo paga il volo? Sempre noi, esattamente come avremmo pagato il volo di andata del biglietto di linea che grazie al passaggio di Letta la Rai non ha dovuto comprare. Non credo che la presenza della Serracchiani sul volo di Stato di Letta abbia fatto lievitare i costi più di tanto.

Quello che ha fatto la Serracchiani è stato un risparmio per lo Stato.

Sia chiaro, questo non vuol dire che io voto PD, che sono renziano, lettiano (ma si può dire?) o men che meno che sia contro qualcuno o qualcosa a priori. Io sono semplicemente una mente pensate. E quando il pensiero porta ad un mero calcolo matematico, secondo me c’è poco da dire.