Arriva anche in Italia l’iniziativa di Control Arms, volta alla raccolta di un ingente numero di fotografie digitali, raffiguranti volti di persone che reggono un cartello, al fine di sensibilizzare gli stati nazionali sulla vendita delle armi. Si badi bene, non si parla solo di microcriminalità, non si parla solo del problema morti dovute a piccoli reati.
Emerge da recenti studi infatti che la spesa statale in armamenti sta via via crescendo e l’industria bellica sta diventando il settore di maggior sviluppo industriale (fonte disarmo.org).
L’Italia risulta essere il quarto produttore mondiale di armi leggere!!!! Le morti causate da tali armi sono ingentissime e si muovono con una frequenza tanto sbalorditiva quanto tragica di una vittima al minuto. Come dire che nel tempo che mi ci vuole a scrivere l’articolo moriranno 4/5 persone!!!!
Se si considera che il 90% delle vittime delle guerre attuali è provocato dall’uso di armi leggere, si capisce che il fenomeno ha dimensioni raccapriccianti!!!!
Chiedere il disarmo non vuol dire costringere uno stato senza difese, vuol dire costruire la pace fra i popoli partendo dal dialogo, partendo da un punto fermo, ovvero il bisogno di pace. Pace che sta alla base del benessere personale di tutti e dello sviluppo socio-economico di un paese.
Lo sviluppo dell’industria bellica porterà solo ad un incremento di potere delle lobby della morte, con conseguente influenza negativa sulle decisioni strategica in materia di politica interna ed estera da parte dei governanti.
Un esempio su cui mi sono da sempre battuto: gli USA rappresentano il 47% della produzione bellica mondiale (fonte: documendo informativo di disarmo.org). Prima dell’inizio delle ostilità la situazione economica americana era sicuramente precaria. Un’economia stagnante, un rapporto €/$ di sostanziale parità, poche esportazioni e pochi investimenti. Dopo lo scoppio della guerra, e le conseguente spese belliche, l’industria bellica statunitenze ne ha tratto i più immediati benefici, di conseguenza tutti i comparti produttivi hanno trovato giovamento dalla cosa. La maggiore domanda di manodopera nel comparto bellico ha portato ad un annalzamento dei salari, per cui maggiore capacità di spesa, che ha fatto aumentare la domanda di beni.
Questo ha portato ad un aumento del circolante, che chiaramente non poteva non sfociare in un aumento dell’inflazione, ma a livelli tali che, il diminuito valore del dollaro, fosse compensato da maggiori esportazioni (se il dollaro costa meno dell’euro, preferisco comprare i prodotti americani dato che al momento sono più a buon mercato).
Tutta la situazione ha portato ad una maggiore fiducia nei mercati valutari (è di ieri la notizia che gli americani hanno intenzione di aumentare i contingenti militari e che comunque non andranno via tanto presto dell’Iraq), con un aumento degli investimenti netti.
Ora, le morti e le devastazioni subite dal popolo iraqueno valgono una ripresa economica, che in un paese come gli USA vedrà fra l’altro una redistribuzione della ricchezza iniqua e inconcludente in termini di maggior benessere?!?!?!
Penso non ci sia bisogno di rispondere………
Link Utili:
Amnesty Italia
Amnesty International
Control Arms
Disarmo