I servizi Web 2.0 che utilizzo

web2.0Il buon Terronista mi invita a partecipare all’ennesimo meme con oggetto il fantomatico Web 2.0.

Posto che io mi sento fieramente 1.0, prima di fare una lista di servizi 2.0 utilizzati, perchè non capire cosa caspita è il web 2.0?

Esistono una marea di definizioni, postille alle definizioni, confutazioni di queste… Ad oggi non si è arrivati ad un punto ben preciso della questione.

Io ho avuto sempre un punto di vista abbastanza chiaro in proposito, identificando il web 2.0 non come una realtà, ma come una fase evolutiva.

Mi spiego, come già scritto da antirez in questo bel post, gli albori del web vedeva utenti esperti e smaliziati che per pura passione mettevano on line contenuti.
La linea editoriale del web, definiamolo 0.1 era gestita da agenti per lo più non commerciali, ma spesso professionali.
L’utenza era la moltitudine (limitata ad altri appassionati a quel tempo) che poteva solo assorbire dei contenuti decisi da altri.

Poi vennero i portali. L’avvento di questi coincide con la commercializzazione su larga scala delle linee analogiche. Tolto il costo fisso dell’abbonamento la domanda di connettività (anche se mediocre ed a bassa velocità) crebbe molto.
Non potendo contare sul pagamento di un fisso mensile, ma solo su una percentuale sul traffico (Telecom era ancora monopolista di fatto), si pensò di creare questi mega portali, in cui gli utenti potevano usufruire di servizi più o meno innovativi.
Solitamente il portale viveva di pubblicità. Non potendo far pagare un prezzo per noti motivi concorrenziali (non lo faceva nessuno…)

Le cose sembravano dover andare ancora verso la logica del portale con la commercializzazione delle linee ADSL per privati.
La decuplicata capacità di trasferimento dati ed i costi quasi invariati rispetto alla linea analogica, fecero pensare ad un rafforzamento dei servizi offerti. Molti dei nuovi servizi, quelli a più alto valore aggiunto, possono finalmente farsi pagare un prezzo!

Ma i portali non tengono conto di una cosa. Il progresso tecnico, così come ha reso molto più facile recepire i contenuti, nel frattempo ha reso estremamente semplice creare contenuti.

Nel 1998 acquistai il mio primo nome a dominio. Firmai un contratto di 54.000 Lire l’anno (prezzo in promozione) per avere solo il nome registrato. Niente hosting, niente configurazione dei DNS, niente… Solo un redirect permanente ad un altro spazio web.

Oggi con 26 Euro l’anno, molti mantainer offrono registrazione, hosting, diverse caselle email, pannelli di controllo spaziali e banda illimitata.

Le tecniche per creare contenuti non prevedono più la conoscenza di linguaggi di programmazione complicatissimi. I widget sviluppati per le applicazioni web riescono a rispecchiare le procedure guidate stile Windows (Avanti, Avanti, Avanti come le scimmie…).

Il risultato: la gente comincia a creare i propri contenuti. Stanca di dover farsi decidere addosso, sceglie di costruirsi il proprio prodotto finale.
Questi siti, nati sottoforma di blog, cominciano ad avere successo. Hanno una linea editoriale che tuttosommato non è tanto diversa da quella dei portali. C’è un editore (il blogger) che decide cosa scrivere. Ma hanno anche i commenti. IMHO è questa vera rivoluzione.
Con i commenti un utente può creare contenuti. Può diventare editore anche se non ha nessuna connessione fisico / legale con il titolare della testata.

Qualcuno cominciò a percepire la debolezza intrinseca di un portale che pensa di sapere cosa vogliono i propri utenti. E nacquerò così quei servizi che pure io definisco 2.0. In generale di parla di quei siti dove la linea editoriale è quasi totalmente in mano all’utenza.
Il ruolo del gestore è di mero controllo durante la fruizione dei servizi. Al massimo egli fissa le linee guida del servizio, ma non impone contenutistica.

I siti di maggior successo oggi si chiamano YouTube, Flickr, OKNOtizie… Tutti luoghi in cui editore ed utente finale coincidono. La gente decide i propri contenuti. E’ padrona delle informazioni fin dalla nascita di queste.

Ma non solo. Può comunicare in chiaro a basso livello. Cosa intendo dire? C’è da fare un piccolo preambolo 🙂
Qualsiasi prodotto/servizio per vivere nel mercato ha bisogno di essere conosciuto. "La pubblicità è l’anima del commercio" è un concetto vecchio, che ha avuto successo solo i primi anni del carosello.
Quello che può fare di un prodotto qualcosa di vincente è il passaparola.

La gente non si fida delle aziende. Nessuna impresa publicizzerebbe mai i difetti dei propri prodotti. Tutte ne esaltano invece le virtù, spesso in modo sproporzionato.
Come fa da sempre il consumatore a decidere se acquistare o meno un prodotto/servizio nel momento in cui ha dubbi sulle reali qualità delle offerte? Chiede ad una persona fidata che come requisiti fondamentali abbia l’essere (o essere stato) utilizzatore del prodotto e NON avere nessun interesse nella scelta d’acquisto del potenziale cliente.

Nel momento in cui l’utente finale può creare i propri contenuti e può condividerli facilmente, la possibilità di ottenere feedback validi è molto più alta rispetto a prima!
Quando acquistai quel dominio nel ’98 ebbi serie difficoltà a reperire informazioni utili sul fornitore. La rete era piena di buona pubblicità retribuita del mantainer, ma mancavano totalmente i feedback.
Oggi dello stesso fornitore è possibile trovare appunti sparsi ovunque. Basta fare una ricerca su OKNOtizie o Ségnalo 🙂

Facciamo l’esempio proprio di OKNOtizie:

  • Le notizie sono proposte dagli utenti.
  • La categorizzazione delle notizie è fatta dagli utenti (anche se le categorie sono predefinite, perchè non inserire i tag come su Segnalo?)
  • Gli utenti decidono se una notizia è di successo o meno.
  • Una notizia di successo resta in home page nella misura stessa del successo.

Tutti questi aspetti non dipendono dai gestori di OKNOtizie. Loro hanno solo dato uno strumento tecnologico il cui comportamento è totalmente influenzato dall’utente finale.
IMHO è questo il web 2.0: quella fase della vita del WWW in cui gli utenti sono messi in condizione di creare i propri contenuti. La fase in cui la distinzione fra editori e fruitori è talmente labile da apparire spesso inopportuna.

Cosa NON è web 2.0
Tutto il resto 🙂 Vedo che spesso si identifica come servizio 2.0 qualsiasi cosa abbia un po’ di javascript nel codice. Perchè molti definiscono GMail un servizio 2.0? E’ solo una webmail.
Feedburner non è 2.0. E’ uno strumento per statistiche web focalizzato sul proprio feed rss.

Per questo, pur usando GMail, feedburner e compagnia bella, mi definisco molto poco 2.0. Mentre al contrario mi sento molto 2.0 quando decido di taggare un post, perchè influenzo la contenutistica di Technorati. O quando posto una notizia su OKNOtizie.

E’ tutto IMHO. Ma cosa non lo è rispetto al web 2.0? 🙂

6 thoughts on “I servizi Web 2.0 che utilizzo”

  1. Bè oltre a quello che dici, un altro aspetto del Web 2.0 è lo sviluppo di RIA (Rich Internet Application), ovvero applicazioni che girano sul web ma che si usano come applicazioni desktop.

    In tal caso GMail, Google Earth / MS Maps (o come si chiama) sono validi esempi. Toh, leggiti sta testimonianza: http://www.codinghorror.com/blog/archives/000883.html

    Io dico che la possibilità di creare contenuti e l’usabilità simil-desktop sono due “rami indipendenti” che hanno esteso l’idea Web in modi diversi. ; - )

  2. @ lorenzone: ora do’ uno sguardo 🙂

    @ ilSilente: quoto il pieno il fatto che siano due rami separati. Anche perchè tutto è in funzione della sopravvivenza dei progetti.
    Si parla spesso di web application che uccidono applicazioni desktop.
    Spesso si dice che il nuovo desktop sarà il web.

    Potrebbe essere vero. Solo che al momento il web gestito da chi lo usa io lo vedo come una realtà, che a certe condizioni mostra anche un buon grado di sostenibilità.

    Le applicazioni web che sostituiscono il desktop sono invece cosa ancora a livello embrionale ed hanno come prima problematica il fatto di essere percepite come servizio e non come prodotto.
    In parole povere: se sono disposto a pagare 700 Euro per VISTA, quanto sarò disposto per usare web application sostitutive?
    Al momento molto poco, dato che parliamo di progetti in beta, la cui commercializzazione è per ora nulla.

  3. Secondo me hai ragione: il concetto di web 2.0 sta nella comunità che può editare il servizio. Gmail e Google maps sono dei servizi o delle web applications (anche se nelle mappe hanno messo da poco la funzione che permette all’utente di editare le mappe e mostrare le modifiche/aggiunte agli altri, rendendolo un po più 2.0) che magari non sono esattamente web 1.0, ma non si possono mettere nel web 2.0…

    credo che la definizione più corretta sarebbe quella che fu usate per il cellulare: il GSM era G2, l’UMTS è G3, ma il GPRS e l’Edge sono qualcosa in più del GSM (e dunque non possono essere messi in G2), ma sono qualcosa in meno dell’UMTS (e dunque non vanno nemmeno in G3). Alla fine furono categorizzati come G2.5 e G2.8 (se non ricordo male). Diciamo allora che forse Gmail, Google maps, le varie web applications e i vari OS on-line sono forse qualcosa come web 1.5 : - D

Comments are closed.