E io per una volta sono d\'accordo con loro

Qualcuno invita gli atleti azzurri a non sfilare durante la cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Pechino. E devo dire che la cosa mi trova perfettamente d’accordo.

Certo, suona di chiamata propagandistica, ma auspicavo una presa di posizione del genere. La Cina, oltre ad essere un pachiderma produttivo che consuma risorse in ragione di una crescita enorme, figlia solo del costo del lavoro praticamente nullo, è pure uno stato assassino.

La Cina censura, picchia i monaci tibetani, uccide chiunque la pensi diversamente dal regime. Eppure il CIO, vergognosamente, gli affida l’organizzazione di una olimpiade.

Dimostrazione lampante di quanto a governare il mondo sia solo il denaro.

Fa specie che tale proposta venga da un governo che ha fatto della ricchezza (di origini Craxiane) del suo premier unico baluardo di vita. Ma noi cerchiamo di prendere il meglio dalle cose!

Atleti italiani, ad ogni medaglia che prendete, durante la conferenza stampa, lanciate un messaggio pro-tibet e/o contro la pena di morte, e/o di denuncia sul fatto che il 2% della popolazione Cinese si spartisca oltre il 90% delle risorse (fonte ISTAT 2005).

Ditele queste cose, perchè lo spirito olimpico dovrebbe essere sinonimo di libertà, pace e giustizia.

Nell’antichità le guerre si fermavano per le olimpiadi. Oggi l’unica cosa che vedo ferma è la ragione diversa dal denaro.

6 thoughts on “E io per una volta sono d\'accordo con loro”

  1. Io sonon contrario è comunque l'atleta dev'essere autonome e fare ciò che gli pare.

    Se io fossi atleta dopo 4 anni di preaparazione,fatica,attesa, ecc. farei tutto come al solito a fanc. al Tibet per qualche gioro.

    Beninteso che sono pro-tibet non boicotterei le Olimpiadi. Lo Sport e Sporet e la Politica e Politica. Punto!

  2. Certo Michele, è questo lo spirito olimpico, fottiamocene del mondo intorno e pensiamo a noi stessi ed alla fatica che abbiamo fatto ad allenarci nelle nostre palestre ipermoderne, ed alla fine ringraziamo anche dell'ospitalità uno stato assassino, che non concede libertà di parola.

    @ Chiara: purtroppo non mi stupisco.

  3. Vorrei ricordare a tutti che la storia delle olimpiadi ha già due precedenti boicottaggi. Uno in Russia con moltissimi adesioni e uno in America da parte dell'oggi ex URSS.

    Non è un fatto di politica ma di sport. E' opinione degli stessi interessati che aderirono all'iniziative o che la subirono non potendosi confrontare con i propri avversari, che boicottare non serve a niente. Non è una questione in che tenore di vita ti prepari alla competizione ma al grado e all'impegno profuro per prepararti. Pensiamo allo spot televisivo che dice: ti piace vincere facile? Sicuramente si, ma allora che gusto c'è prepararsi per 4 anni e allenarsi giorno dopo giorno per confrontarti con i migliori se poi rinunci o non hai la possibilità per farlo. Sicuramente rinunciare a tutto questo è sintomo di grande forza e di un impegno concreto che deve servire a dimostrare qualcosa ma se si è un amante dello sport che gusto c'è nel far vedere una sfida che potrebbe essere paragonata ad una squada di seria A che gioca contro tutte di Serie C? Gli atlesi si preparano anche per chi li guarda e così facendo li deludi facendo perdere il gusto della competizione. Il boicottaggio che ebbe luogo nell'ex URSS fu una cosa da far accapponare la pelle, nessuna grande sfida che valessa la pena guardare.

    Se davvero vogliamo puntare il dito contro qualcuno, va puntato su chi ha permesso alla Cina di vincere e ospitare la manifestazione. All'epoca della scelta sarebbe stato opportuno andare da loro e dirgli: volete glorificare l'unione e la partecipazione di tutte le nazioni del mondo, con che faccia osate anche solo presentarvi considerato quello che fate nel vostro paese? Questo, andava fatto e su questo bisogna lametarci e impedire che riaccada dinuovo. Ma oramai i "giochi" sono fatti. La sede è stata decisa. Che gli atleti si occupino di fare il loro lavoro. Il boicottaggio non è la strada giusta da percorrere. Se gli atleti vogliono manifestare che lo facciano per strada, in cortei o facendo comunicati stampa ma fuori dagli stadi e dai circuiti della competizione. Questo è sport, comportarsi diversamente è un agire da politico.

  4. La verità è una sola: non è ne questione politica, ne di sport. E' questione di sponsor.

    Chi più paga ospita le olimpiadi. Ed il CIO è solo una succursale di nike, adidas e compagnia bella.

  5. Quoto davidonzo. Se la politica chiude gli occhi, lo sport ci rende tutti uguali. Boicottare non serve a molto ma in ogni conferenza stampa qualche messaggio lo lancerei.
    Vorrei anche ricordare che ci sono atleti che hanno visto revocarsi il visto (perdonate il gioco di parole) poichè attivisti per la causa del Darfur.

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