Della crisi finanziaria e del perchè certe cose le sapevano tutti

Mi va oggi di parlare un po’ di quello che sta succedendo nel mondo. Ricevo molti commenti al post in cui recensivo a modo mio conto arancio. La domanda più frequente è se sia ancora sicuro mantenere i propri soldi nei conti di deposito visto che interi gruppi bancari sono sull’orlo del fallimento.

La risposta a questo primo quesito ce la da la legislazione bancaria: i depositi in Italia sono garantiti da un sistema interbancario retto direttamente dalla Banca d’Italia (e negli ultimi anni con l’apporto della Banca Centrale Europea) fino ad un limite di 100.000 Euro. Quindi anche in caso di fallimento dell’istituto di credito – che è giuridicamente un debitore del depositante – dovremmo stare piuttosto tranquilli nei limiti della somma garantita.

Chi rischia? Chiunque abbia sottoscritto titoli di credito garantiti da istituzioni bancarie ora in crisi. Prestiti obbligazionari, fondi comuni di investimento. Questi titoli hanno una quotazione di mercato giornaliera fluttuante e sono direttamente correlati alla redditività delle aziende a cui tali titoli fanno riferimento.

[MORE]

Come si valuta un titolo azionario?

Questo è importante da sapere. Un titolo ha un valore tanto più alto, quanto maggiore è la capacità di creare reddito da parte dell’azienda che ha emesso l’azione.

Le azioni sono partecipazioni di capitale delle aziende. Per favorire l’allocazione dei titoli, e quindi la sottoscrizione del capitale, le grandi aziende decidono di dare in pasto al mercato il loro capitale, facendolo passare di mano in mano in maniera a volte incontrollata.

In un mercato sano, la valutazione del titolo dovrebbe dipendere dalle reali performance dell’azienda. Azienda che fattura di più a margini maggiori dovrebbe avere un valore più alto rispetto ad altre che non riescono ad avere lo stesso tasso di redditività.

Questo perchè chi è titolare di un’azione è a tutti gli effetti proprietario di una parte d’azienda e come tale ha il diritto di ottenere parte del risultato economico: il dividendo.

Per cui se io – piccolo risparmiatore – se penso che l’azienda X avrà un ottimo risultato economico, ne compro le azioni e aspetto fine anno (in realtà maggio dell’anno successivo) per sapere l’ammontare del dividendo da distribuire e vedermene pagata una parte. Può darsi che le mie valutazioni siano state corrette, ed avrò fatto un buon investimento, come potrebbe anche essere che le mie valutazioni erano errate ed incorro in una perdita con conseguente abbassamento del valore delle azioni e quindi del valore del mio capitale investito.

Come funziona nei fatti il mercato titoli?

Adesso vediamo però cosa realmente succede nel mercato dei titoli. Introduciamo il concetto di finanza creativa. Ne abbiamo sentito parlare tanto in questi giorni. E tutti se la prendono con sta povera finanza creative, che ha il solo demerito di essere una forzatura del reale funzionamento dei mercati.

Se rileggiamo l’ultimo paragrafo della parte precedente si capisce che, per quanto bravi possiamo essere a valutare un investimento, c’è sempre un certo tasso di rischio. Non abbiamo mai la certezza matematica che le cose vadano per come le abbiamo previste. In sostanza, l’investimento è in parte una scommessa, i cui elementi non possono essere mai valutati tutti al 100%.

Forte di questa naturale propensione del mercato ad essere incerto, gli operatori si sono inventati mezzi di scambio titoli che hanno il solo scopo di creare e distruggere valore nominale. Le opzioni, i futures, il nightly trading. Prodotti e tecniche finanziare che spesso nulla hanno a che vedere con la reale redditività delle aziende che fanno il mercato.

Per la verità opzioni e futures non sono per nulla cattivi strumenti. Sono una scommessa ad azzardo maggiore. E maggior rischio vuol dire maggior guadagno potenziale. Tali titoli sono opzioni di acquisto su cose future.

Se prevedo che fra due anni le derrate alimentari scarseggeranno, pur non esistendo ancora il grano che sarà raccolto nel 2010, lo compro oggi, sperando che le derrate future siano davvero scarse e che il prezzo del grano nel futuro sia maggiore. Avrò quindi un guadagno secco.

Perchè non sono cattive di base certe pratiche? Il loro scopo sarebbe quello di reperire oggi i mezzi finanziari per investire in prodotti/servizi futuri.

Le Aspettative di mercato

Ho semrpe considerato questo aspetto una delle più geniali banalità introdotte nella teoria macroeconomica. Il mercato è governato dalle aspettative degli operatori che vi lavorano. Compro oggi un’azione sperando in un dividendo. Posso valutare la cosa certosinamente, ma ci sarà sempre un certo tasso di incertezza, quindi deciderò anche sulla base di voci, previsioni non certe, ma attese. Di base, detta in maniera molto – o forse troppo – spicciola è uno dei concetti introdotto da Keynes.

Se leggete Profumo in questo articolo di Repubblica, vi rendete conto di quanto le aspettative possano manovrare le decisioni di invesetimento anche di agenti altamente professionali. Loro "…non si aspettavano che…".

Cosa hanno fatto tanti finanzieri irresponsabili? Hanno convinto le aziende che potevano creare valore, e quindi guadagni, dal nullal, sfruttando e manovrando ad hoc le aspettative di mercato.

Creiamo aspettative di forte crescita (falsificando i bilanci). Piazziamo titoli a valore nominale elevato (le banche propongono i titoli ai risparmiatori), facendo credere che il rendimento futuro sia molto alto. Calmiriamo la percezione del rischio dell’investimento promettendo profitti giganteschi.

Dopo di che il gioco speculativo è facile. E facciamo un esempio ipersemplificato di quello che ha fatto Tanzi con la Parmalat:

  1. Indebitato fino al collo, falsifica i bilanci nascondendo le perdite.
  2. Corrompe il collegio dei revisori e si fa certificare bilanci palesemente falsi.
  3. Sull’onda di una redditività fittizia le azioni crescono di valore (maggiori rendimenti attesi dal mercato).
  4. Sfruttando l’onda positiva, viene emesso un prestito obbligazionario all’apparenza molto conveniente, che ha l’unico scopo di trasferire l’indebitamento aziendale dalle banche ai consumatori (cambio di creditore).
  5. Nel momento in cui si devono pagare valore nominale e interessi, dato che non c’è una lira il sistema cade, ma le banche si salvano in quanto non più creditrici di un fallito e l’azienda si trova a lottare con creditori deboli (i consumatori / risparmiatori).

Alla fine la Parmalat si è ritrovata con liquidità che non ha investito, e che non producendo reddito non ha potuto far crescere il crollato valore di mercato. Le banche si sono tolte dallo stomaco un debitore che non sarebbe mai riuscito a pagare i propri debiti. Chi piange? ๐Ÿ™‚

Ma il vero danno dove sta?

Siamo tutti d’accordo che sodomizzare il risparmiatore sia già un gran danno. Ma a livello globale è il minimo che possa capitare. Il vero danno è creare valore ingiustificatamente. Sono state manovrate azioni, obbligazioni e qualsiasi altro tipo di titoli al fine di far crescere il valore di società che non avevano la reale redditività rispecchiata dal mercato dei titoli. Inevitabile che prima o poi tutto il sistema sarebbe crollato.

Il valore globale dei mercati, grazie a tali pratiche del tutto ingiustificate, era gonfiato fittiziamente. Aziende all’apparenza floride erano in realtà in piena crisi di liquidità. Gli impieghi ad alto rischio si sono rivelati ad altissimo rischio. O forse meglio a certezza di insolvibilità!

Il mercato per difendersi ha inizialmente spostato il rischio dagli investitori istituzionali a quelli deboli, colpendo il risparmio polverizzato (noi!). Ma dopo il caso Enron e quello che ne è seguito, anche il risparmiatore ha mutato fiducia nel mercato ed è stato più difficile spiazzarlo. Già da allora c’erano i primi segni di crisi. Parliamo di più di cinque anni fa. Il sistema si stava sgretolando, ma niente è stato fatto. Al contrario in Italia qualcuno ha pensato bene di depenalizzare il reato di falso in bilancio ๐Ÿ™‚

Commistione banche <=> imprese

L’errore che è stato fatto, a parer mio e forse della storia, è quello di aver permesso di nuovo la commistione fra finanza e comparto produttivo.

Che i due comparti debbano lavorare insieme e fuori dubbio. Che i due debbano mescolarsi è cosa assai pericolola. Nel ’29 una delle cause della grande crisi fu proprio questo. Le banche entravano nel capitale di aziende in piena crisi di domanda, accollandosi proprietà che stavano fallendo senza capire che in questo modo, invece di acquisire produttività a basso costo, si sarebbero inseriti in meccanismi che come la storia ci dice, hanno portato al fallimento anche degli istituti finanziari.

Lo stesso è successo oggi. Valori di mercato che non rispecchiano la reale produttività, invece di causare un’estromissione dal mercato delle aziende inefficienti, ha fatto si che le banche abbiano salvato (per poco) comparti produttivi che dovevano semplicemente essere dismessi. Tutto in nome di quella finanza creativa in qui tutti avevano interesse, perchè sembrava essere la pietra filosofale, invece era solo un castello di sabbia.

Fiducia Zero

Ora il mercato è nella sua fase più drammatica. Nessuna fiducia nel sistema, proprio perchè questo sistema ha creato il disastro. I piani di salvataggio, pubblici e privati, non godono di alcuna prospettiva positiva perchè palesano le difficoltà di una finanza che non riesce a rialzarsi.

Un piano di salvataggio stile USA che vuole immettere tonnellate di liquidità nel sistema, non può che provocare un’attesa di aumento dell’inflazione. La liquidità che aumenta spropositatamente e per mezzo dello stato crea queste condizioni mentali: "lo stato stampa più denaro, ce ne sarà tanto in giro, quindi a singolo pezzo valrà di meno. I miei investimenti in valore nominale perderanno di valore di mercato, perchè un milione di dollari oggi sarà inferiore in potere moneta ad un milione di dollari domani. Fra l’altro stanno cercando di salvare aziende che non riescono ad investire, mantenendo il marcio nel sistema. Quindi mi conviene vedere subito".

Detta in maniera molto spicciola è questa una delle cause delle fortissime perdite di questi giorni. La gente vuole dismettere i propri investimenti prima che il piano ne provochi un crollo in valore di scambio. Ed è anche il motivo per cui l’Europa è fortemente divisa sull’istituzione di un Fondo Comune Europeo destinato a salvare la situazione.

Unicredit ed il piano di salvataggio

Proprio domenica guardavo il telegiornale e UNICREDIT annunciava un piano di salvataggio sicuro. Ho testimoni che possono dire che dopo la notizia ho affermato candidamente "Minchia, rumani pigghinu na tumpulata…!" (Minchia, domani prenderanno una sberla…). E così è stato, non perchè sia il mago della finanza, anzi, non è che ne capisca tanto di quei meccanismi. Ma era chiarissimo che le dichiarazioni di grande solidità del gruppo associate ad un piano che vuole solo rastrellare liquidità non tengono molto in piedi.

Unicredit promuove un aumento di capitale, non distribuirà gli utili in denaro, ma darà agli azionisti nuove azioni corrispondenti e cerca disperatamente nuovi finanziatori.

Unicredit ha un utile – preso chissà dove – che non distribuirà ai soci, evidentemente perchè non ha liquidità! A questo associa un piano di rastrellamento veloce, per cercare di tirare su un po’ di capitale fresco. Io ci vedo un disperato tentativo di salvataggio, non certo un buon investimento. E per una volta il mercato ha risposto con coscienza bocciando senza appello l’istituto di credito.

Non ci resta che aspettare

Purtroppo la situazione è grave e non sembrano esserci tanti margini di manovra. Noi consumatori ce la prenderemo in quel posto. Siamo ad altissimo rischio inflazione – ed in Italia ce ne stiamo già accorgendo – ed allo stesso tempo le aziende falliscono. Questo si tradurrà in licenziamenti che avranno riflesso su un minore potere di mercato della forza lavoro. Quindi stipendi bassi.

Inflazione alta, stipendi bassi, potere d’acquisto che andrà diminuendo. Lo stiamo già vivendo da un po’. Ed è questo quello che veramente mi fa incazzare. Si doveva agire prima, quando il caso Enron palesò una finanza che viveva sulle bolle speculative. Invece si è fatto casino solo per pochi minuti, e questi sono i risultati.

Queste quattro righe, che non vogliono avere pretese da analista finanziario, ma solo da consumatore interessato, sono dedicate a tutti i fautori della mano invisibile, nel ricordargli che se la mano è invisibile, quando te la ficcano in quel posto, la senti benissimo ๐Ÿ˜‰

3 thoughts on “Della crisi finanziaria e del perchè certe cose le sapevano tutti”

  1. Lo sapevo che il passaggio della mia Banca di Roma in Unicredit mi creava problemi.

    Bah! Solo il materasso ti garantisce il reddito.

    Grazie per la spiegazione, chiarissimo come sempre.

  2. Sui depositi il rischio è veramente minimo.
    Dovrebbe crollare banca italia per succedere qualcosa in stile Argentina.

    Certo, se hai un conto titoli presso loro, in bocca al lupo, ma ricorda che al momento la cosa migliore e non toccare niente.

Comments are closed.