Riforma del lavoro e la geniale idea di Elsa Fornero

Leggo su Corriere.it

PARTITE IVA – La proposta del governo sulle partite Iva prevede invece l’introduzione del lavoro subordinato dopo 6 mesi, se la prestazione di lavoro è presso un committente. In questa ottica, i contratti di compartecipazione possono riguardare solo i familiari di primo grado. Confermati, poi, i tempi di attuazione della riforma degli ammortizzatori.

Tradotto in comportamento Italiano vuol dire:

  • Avere contratti di consulenza non più lunghi di 5 mesi e 29 giorni.
  • Dover capire cosa poter fare i restanti 6 mesi e 1 giorno dell’anno.
  • Impossibilità di vendere consulenze di lungo periodo, con impatto sull’intero sistema economico.

Poi magari mi assumono, anche se io non lo voglio. Le aziende Italiane assumeranno per il solo fatto di non vedersi costrette ad assumere. Ma non sarà per loro un problema, visto che gli stanno sistemando l’art. 18 dello statuto dei lavoratori, per permettergli di licenziare chiunque in qualsiasi momento. Basta pagare. Ci verrà dato un indennizzo.

Bella politica economica e sociale. Alla fine ai LAVORATORI (quelli che il PIL lo creano davvero) cambierà solo modo di prendersela in culo. Mentre ai padroni, come sempre, basterà pagare per sgravitarsi di dosso qualsiasi fastidio.

Beh, cara Elsa, io non sono un violento, ma se c’è gente che poi invece di manifestare pacificamente, va in giro a bruciare auto e spaccare vetrine, rimarrano da condannare, ma in parte anche da compatire.

Ho tagliao i capelli (e non si parla di banalità)

Sìssìsì! Cosa che non facevo dal lontano 2009! Ormai era l’argomento d’uscita e di entrata di ogni discussione. Il capellonzo usato come arma per rompere il ghiaccio e congedarsi. E la mia perenne sfiducia nei barbieri romani (del tutto immotivata e senza alcun fondamento scientifico) aveva portato ad aggravare la situazione di giorno in giorno.

Ero diventato "quello con i capelli lunghi e un po’ così… [seguono evidenti gesti di confusione]" in ufficio. Il "…tu sai come diventi se non te li sistemi…" per mia sorella. Ero "…ma comu minchia si cumminatu…" per un collega. E clamorosamente ero "…belli capelli…" per un tizio che vende calzini sulla Tiburtina. E vi assicuro che farsi dire "belli capelli" da uno con i dread multicolore fin sotto il culo, minerebbe l’autostima di chiunque.

La cosa imbarazzante è che ognuno di loro non diceva che una verità, sacrosanta! Quindi, più che riderci su non potevo. Ed un po’ mi dispiace non poter ridere più 🙂

Ma alla fine non ce l’ho fatta! Capelli ovunque. Impossibile mettere un cappello in meno di 180 secondi. Impossibile usare una tracolla o mettere uno zaino senza rimanere con i capelli incastrati in qualche fibia. Insomma, parecchie difficoltà (e caterbate di bestemmie).

Così, dacché millantavo la mia totale sfiducia sul barbiere capitolino, a che sono andato dal primo che capitava. Criterio di scelta: distanza inferiore da casa. Praticamente ragiono come le pagine gialle.

Certo, caro barbiere sconosciuto, non dire al cliente più impegnativo della giornata "…ma perché vuoi tagliarti i capelli? Sembri un chitarrista rock anni 70!". Che fai, remi contro? E soprattutto, dopo che sei stato l’unico ad avere una parola buona per la mia chioma (che a me è sembrata tanto una presa per il culo), non farmi uscire dal tuo locale come un incrocio mal messo fra Nino D’angelo e Ringo Starr.

Ma son cose che un ex campione italiano di sollevamento pesi (c’ha le foto sulla cassa!), può anche fare.

Eh niente. Volevo solo ridere di me e dei miei capelli per l’ultima volta (per questi mesi ovviamente, tanto stanno già ricrescendo!).

PS: il barbiere è stato bravo! Scherzavo! OTTIMO LAVORO!