Quante se ne leggono ormai……
Eh si, la burocrazia delle prassi, sembra un controsenso, ma poi mica tanto, soprattutto se sei un cittadino albanese che sta cercando di RIentrare in Italia dopo 15 gg di ferie passate in patria.
Eduard P. è un giovane albanese emigrato nel nostro paese, con regolare permesso di soggiorno. Lavora in Italia dove si è stabilito molto bene. Parte per le ferie e chiaramente sceglie di tornare in patria dalla famiglia per 15 gg.
Al ritorno dalle ferie al porto di Brindisi il suo numero di passaporto risulta iscritto in un lista fornita dall’Interpol alle autorità italiane, in cui sono segnalati dei documenti rubati!!!
Chiaramente il giovane viene rispedito a casa e da quel momento comincia un botta e risposta fra autorità albanesi, che certificano la veridicità del documento e soprattutto la legittima proprietà dello stesso, e l’Interpol, che al contrario ribadisce l’illeicità del possesso del documento, perchè a loro risulta ancora rubato. Chiaramente nel dubbio, la prassi vuole che le autorità italiane diano ragione all’Iterpol, smentendo uno dei principi costituzionali base secondo il quale nessuno dovrebbe essere considerato colpevole fino a sentenza definitiva passata in giudicato (Atricolo 27 comma 2 della Costituzione)
Nel frattempo Eduard P. è impossibilitato a tornare in Italia e fra l’altro tenta per due volte il suicidio, fortunatamente fallendo entrambi i tentativi.
Dopo un anno e mezzo di batti e ribatti, esce fuori che il numero del documento risultava nella lista dell’Interpol a causa di un “…errore materiale“. Ovvero qualcuno ha semplicemente sbagliato a scrivere un numero!!!!
Per cui Eduard P. può finalmente tornare legittimamente in Italia, ma chiaramente a distanza di quasi due anni dall’inizio delle sue tribolazioni, ha perso il lavoro!!!!
Personalmente sono stanco di certe cose, dico solo questo, inutile commentare oltre, la storia si commenta da sola!!!!
gia’… si commenta da sola
O.m.g. Come dice la mia proffa di economia " Chi lavora sbaglia " ma dice anche di controllare due volte il lavoro.