Fare la spesa come fossimo nel 1988

Domani è domenica ed io ho ancora nel surgelatore i ravioli preparati da mia madre la settimana scorsa. Basta un po’ d’acqua e sale per prepararli, ma esigo che il condimento debba essere il sugo di carne. Diciamolo, i ravioli per come li pensiamo nella Sicilia sud orientali, si abbinano bene solo con questo. La passata scialba ucciderebbe qualsiasi cosa, figuriamoci quale affronto per dei ravioli fatti in casa! Quelli della mamma poi!

L’operazione raviolo parte da ieri con una telefonata a mia madre:

Davide: senti Mà, come si fa il sugo di carne, come lo preparo?
Mamma: prendi la carne, il sugo, fai cuocere e quando è pronto hai fatto.
Davide: ………………. Vebbè, ma i ravioli? Sono pure surgelati ora, quanto li faccio cuocere?
Mamma: eh, fai bollire l’acqua, la sali, gli butti i ravioli e quando sono pronti li scoli.
Davide: ………………. ok ………………..

Dopo i preziosissimi consigli di mia madre, ho chiamato qualcun altro con maggior fortuna. In sostanza mi serve una bottiglia di passata di pomodoro, non pelati, della carne a spezzatino e se mi ci piace un pezzo di salsiccia di maiale, una cipolla per il soffrito ed un po’ di pazienza.

Dovrei esserci in procedura, ma mi mancano le materie prime. Eh, in tempi di crisi non è mica facile scegliere dove, come e quando comprare. Mi serve la carne, il pane, la cipolla ed il pomodoro. Se vado in un supermercato trovo tutto, ma ultimamente mi fido sempre meno della distribuzione organizzata. Senza mezzi termini le considero associazioni a delinquere di stampo schifoso, perchè lucrano enormemente su un bene primario e la cosa è inaccettabile.

Per un attimo mi è tornato in mente come passavo il sabato pomeriggio da bambino. Prima di poter andare in giro con gli amici, era prassi che aiutassi mia madre a fare la spesa per la domenica. All’epoca esistevano già i supermercati, ma pochi avevano la macelleria, erano antipatici da raggiungere, non ci si fidava tanto di questi giganti senz’anima.

Era tutto a portata di mano sotto casa. La bottega, il panificio, il macellaio, il fruttivendolo. Quello che oggi gli espertoni di distribuzione chiamano "zoccolo duro della piccola distribuzione" nel 1988 a Modica (ma non solo) era il regno del commercio. Andavo nella bottega e compravo un kg di pasta, un po’ di verdura, ma solo se era fresca, perchè altrimenti si ripiegava sul fruttivendolo ambulante a pochi metri. Il pane lo trovavi nel panificio, dove partiva la filiera del prodotto dalla farina in poi. La carne dal macellaio, che il più delle volte non era un mero rivenditore, ma uno che c’aveva gli animali.

Se qualcuno cercava di fregarti, non c’erano associazione dei consumatori, bastava andar lì a far casino o parlarne con la vicina perchè si innescasse quel effetto passaparola che in poche ore metteva con le spalle al muro il signor truffaldino.

Ed allora, avendo vicino casa qui a Catania sia il fruttivendolo che tutti gli altri esercizi commerciali di cui ho bisogno, mi son detto per una volta di tornare all’antico. Forse per nostalgia di quando ero bambino, forse per evitare la fila delle casse il sabato sera, sono entrato e uscito da piccoli esercizi commerciali specializzati.

La prima tappa è stata dal macellaio, dove ho chiesto della carne a spezzatino, specificando che avrei dovuto fare il sugo. Ho comprato anche un nodo di salsiccia, per un totale di circa 500g di carne. Costo 3 Euro, comprensivi di consigli sulla cottura. A questo ho aggiunto una bottiglia di pomodoro, scegliendo una marca anche abbastanza nota, per Euro 1.20 aggiuntive.

Uscito dal macellaio, entro nel panificio, dove 4 mafaldine le ho pagate 94 centesimi. Ed inevitabilmente ho pensato che lo stesso tipo di pane, meno fresco, comprato al discount sotto casa, mi sarebbe costato almeno il doppio.

Cosa manca? Una cipolla. E nel 2009 andare al supermercato per comprare una cipolla è pura utopia. Le famiglia unifamiliari non sono un buon target, quindi ti costringono a comprare quei sacconi da almeno un kg, salvo poi vederti costretto a buttarne almeno la metà. Invece dal fruttivendolo sotto casa, con 20 centesimi una cipolla figlia unica di madre vedova si può avere.

In conclusione probabilmente domani avrò il mio sugo di carne. Costato 4.50 Euro, che basterebbe per almeno tre persone (mangerò la carne a più riprese ovviamente). Il pane avrà lunga vita. Stasera e tutto domani. Probabilmente ne resterà uno anche per lunedì. Una bella riscaldata lo rigenererà ๐Ÿ™‚

Tutto questo comprando prodotti freschi, in punti vendita che negli ultimi anni abbiamo considerato lo zoccolo duro. Posti che i marketing manager continuano a prominarci come poco convenienti, mentre in realtà basterebbe entrarci e provare.

8 thoughts on “Fare la spesa come fossimo nel 1988”

  1. I negozi ormai sono un ricordo… però devo essere sincera se il sabato dovessi passare di negozio in negozio per far tutta la spesa ci metterei una giornata , la cosa comoda dei super è che trovi tutto li … da pigra doc vince la comodità (del resto da piccola abitavo nel centro di Milano e li mai visto un negozio di alimentari quindi pure allora super )

  2. @ Silvio: eravam bambini e non riusciamo a farcene una ragione ๐Ÿ™‚

    @ Barbara: se hai tutto vicino perdi meno tempo in tre/quattro piccoli esercizi che in un iper il sabato pomeriggio. Almeno qui… in nord Africa.

  3. nei piccoli negozietti la merce sembra più genuina, biologica ma il prezzo è più alto, nei grandi supermercati la qualità è buona e il prezzo più basso.. per questo in un periodo di crisi come questo la qualità viene un po messa da parte!!

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